Evoluzione

    Bosco

    Sul 42 % della sua superficie, il bosco svizzero protegge da pericoli naturali; i boschi di protezione si trovano soprattutto nelle Alpi e sul loro versante meridionale. La mancanza di rinnovazione naturale e l’aumento dei danni da parte di animali selvatici su importanti specie arboree minacciano, sul lungo periodo, l’effetto duraturo del bosco di protezione. © Rudolf Zuber-Thoma

    Grazie a una gestione prossima allo stato naturale, il bosco presenta una qualità ecologica relativamente buona. Deficit sussistono nelle fasi pioniere rade e nelle ultime fasi di sviluppo del bosco, ricche di legno morto e soprassuolo vecchio. Sfide future, come il riscaldamento climatico, l'intensificazione della selvicoltura nell’ambito della svolta energetica e l'eccessivo sfruttamento a scopo ricreativo, potrebbero tuttavia avere conseguenze negative.

    La Svizzera presenta una quota boschiva (inclusi i boschi arbustivi) di circa un terzo della superficie nazionale. Il versante sud delle Alpi (52 % di bosco) e il Giura (41 %) sono le regioni più ricche di boschi, mentre le Alpi (27 %) e l’Altipiano (25 %) sono le più povere. Con il 35 % della superficie ricoperta da boschi, le Prealpi si trovano in una posizione intermedia.

    Distribuzione dei tipi di bosco tra il 1985 e il 2013. Nonostante una leggera diminuzione, i boschi puri di conifere sono ancora i più diffusi.

    © Fonte: Rigling & Schaffer (2015d)

    Rispetto ai boschi di latifoglie (38 %), con il 62 % i boschi di conifere coprono la parte più importante delle nostre superfici boschive. Le relative percentuali variano tuttavia fortemente a seconda dell’altitudine: a basse quote prevalgono boschi naturali di latifoglie con il Faggio – nella Svizzera meridionale accompagnato dal Castagno – quale specie arborea dominante. Spesso vi si mescolano aceri, frassini e querce, in posizioni asciutte o umide dominanti nei confronti del Faggio. Anche a basse quote si trovano inoltre superfici di bosco misto con Abete rosso e Abete bianco, come pure popolamenti non idonei al contesto con boschi di conifere puri. Questi ultimi ricoprono circa il 20 % delle superfici sulle quali qui, naturalmente, si troverebbero latifoglie. Con l’aumento dell’altitudine cresce anche la percentuale di conifere e le latifoglie diventano più rare. In questa fascia, boschi di Faggio e Abete bianco e, più in alto, Abete bianco e Abete rosso sono la regola. Ad alta quota, infine, domina il bosco puro di conifere, tipico dello sviluppo naturale di queste aree, con Abete rosso e, in misura minore, Pino silvestre, Larice e Pino cembro. Verso il limite del bosco si trasforma in un bosco molto rado o arbustivo, con Ontano verde e Pino mugo.

    Distribuzione dei boschi di latifoglie, di conifere e di vari boschi misti in Svizzera. I boschi di latifoglie dominano soprattutto in Ticino, in parti del Giura e lungo il suo versante meridionale. In ampie aree dell’Altipiano si trovano soprattutto boschi misti.

    © Fonte: Waser et al. (2017)

    Variazione della superficie boschiva secondo l’altitudine, 1985-2009. Soprattutto in seguito all’abbandono di zone sopra gli 800 m un tempo sfruttate dall’agricoltura, la superficie del bosco è in aumento. Sotto gli 800 m si è avuta una leggera diminuzione della superficie boschiva, soprattutto a favore delle agglomerazioni.

    © Fonte: Bundesamt für Statistik (2015a)

    Sfruttamento meno diversificato che in passato

    Quasi il 90 % del bosco viene sfruttato. Spesso gli alberi vengono utilizzati nella fase ottimale, quindi al massimo a metà della loro possibile età biologica. Due terzi dei popolamenti presentano alberi della stessa età e dello stesso diametro a petto d’uomo (DPU), quindi una struttura verticale uniforme. Nel 20 % circa delle superfici boschive, i popolamenti sono invece costituiti da alberi di varia età, uno accanto all’altro – da novellame fino a vecchi, grossi alberi. Tali superfici sono quindi caratterizzate da una forte suddivisione verticale in strati.

    Queste due forme di sfruttamento del bosco, scaturite da due diversi tipi di gestione – rispettivamente, bosco ad alto fusto e bosco a tagli saltuari e perenne – sono spesso associate a un elevato volume di legno di alberi vivi (cioè provvigione di legno). Con 352 m3/ha la Svizzera è ai vertici dell’Europa.

    Altri tipi di gestione, quali boschi cedui e cedui composti (5 %) alle basse quote dell’Altipiano e del Giura, pascoli alberati nel Giura, nei Grigioni e in Vallese (7 %), come pure selve castanili in Ticino (0,2 %), sono ancora presenti soltanto su superfici residue. Queste forme tradizionali di gestione, che hanno creato tipi di bosco magri e ricchi di luce, contribuendo così a diversificare gli habitat forestali, perdono sempre più importanza. Anche boschi naturali e golenali non più gestiti da tempo, nei quali i processi naturali possano svolgersi indisturbati permettendo lo sviluppo di tutte le fasi di un bosco, sono ancora presenti solo sotto forma di relitti. In Svizzera i boschi vergini sono praticamente inesistenti (0,01 % della superficie forestale).

    Costante crescita della superficie forestale e della provvigione

    I cambiamenti del bosco vengono periodicamente registrati tramite l’Inventario Forestale Nazionale (IFN). Finora, a partire dal 1983, si è steso per tre volte un ampio catalogo di caratteristiche (1983-1985, 1993-1995 e 2004-2006). Dal 2009 è in corso ogni anno un rilevamento continuato, il quarto IFN, i cui risultati sono disponibili fino al 2013.

    Variazione delle superfici boschive tra il 1979-1985 e il 2004-2009, in ha. Sono indicati i cambiamenti per quadrato di 1 × 1 km.

    © Fonte: Statistica della superficie – Ufficio federale di statistica (UST) & Amt für Bau und Infrastruktur Liechtenstein.

    Dall’inizio della tutela della superficie forestale grazie alla prima Legge federale di polizia forestale (1876) fino a oggi, l’aumento della superficie del bosco e delle riserve è stato costante: in media, pur con grandi differenze regionali, tra il 1993-1995 e il 2009-2013 la superficie forestale è infatti aumentata del 7 % e la provvigione del 3 %. In questo periodo, soprattutto sull’Altipiano e nel Giura la superficie forestale non è aumentata e la provvigione è addirittura diminuita (sull’Altipiano dell’11 %). Per contro, lungo il versante settentrionale delle Alpi la superficie forestale è aumentata dell’8 % e nelle Alpi centrali e sul versante meridionale addirittura, rispettivamente, del 15 e 12 %. Nelle Alpi centrali (15 %) e sul versante meridionale delle Alpi (30 %) la provvigione di legno è fortemente aumentata. Tale crescita si è verificata soprattutto sopra i 1200 m e non è più riconducibile a rimboschimenti per la protezione da pericoli naturali, ma è una conseguenza dell’abbandono dello sfruttamento di superfici poco produttive o di difficile accesso. Il riscaldamento climatico favorisce inoltre la crescita degli alberi a quote superiori e non produttive, spostando verso l’alto sia il limite del bosco, sia quello della vegetazione arborea. Anche il ridotto sfruttamento del legname in zone poco accessibili, i costi elevati della sua raccolta e i prezzi sempre più bassi giocano un ruolo determinante nell’aumento della provvigione.

    Provvigione di legname di latifoglie e conifere, in cinque regioni, secondo l’Inventario forestale nazionale rispettivamente del 1993-1995 e del 2009-2013.

    © Fonte: Rigling & Schaffer (2015d)

    Nonostante ciò, dal punto di vista ecologico in Svizzera i boschi sono piuttosto giovani. Sull’Altipiano solo l’11 % di tutti i popolamenti è più vecchio di 120 anni e solo lo 0,5 % è più vecchio di 180 anni, nelle Alpi soltanto il 7 % dei popolamenti boschivi è più vecchio di 180 anni. A livello svizzero, lo 0,4 % dei boschi è più vecchio di 250 anni. Percentualmente, i popolamenti con alberi economicamente non più interessanti, di oltre 120 anni, sono diminuiti sia a livello nazionale (-18 %), sia nelle singole regioni biogeografiche dal 1993-1995.

    I boschi forniscono preziose prestazioni pubbliche, ad esempio in termini di protezione dai pericoli naturali come piene, colate di detriti, scoscendimenti, valanghe o cadute di massi – e spesso da molti di questi pericoli contemporaneamente.

    © Verena Keller

    Più prossimo allo stato naturale tramite maggior rinnovazione naturale, più legno morto e più alberi biotopo

    La pratica della rinnovazione naturale dei boschi adatta al contesto, che dall’inizio del millennio è applicata su quasi l’intero territorio, ha ridotto di un quinto i popolamenti poco naturali – superfici con una percentuale di conifere superiore a quanto si verificherebbe in una situazione naturale – e, soprattutto a basse quote, ha permesso un aumento del 19 % dei boschi naturali di latifoglie. In queste zone i boschi di Abete rosso, interessanti dal punto di vista economico ma, a basse quote, non adatti al contesto, sono diminuiti di un terzo in volume e dall’11 al 6 % in termini di superficie. Le tempeste «Vivian» nel 1990, e «Lothar» nel 1999, la conseguente espansione di coleotteri Scolitini e la siccità del 2003 hanno contribuito in maniera determinante a questa diminuzione. Le due tempeste hanno inoltre aumentato la ricchezza strutturale delle superfici forestali colpite.

    La superficie di bosco giovane con rinnovazione artificiale e mista è in continua diminuzione; attualmente copre il 20 % circa della superficie totale di bosco giovane.

    © Fonte: UFAM (2017).

    Grazie al fatto che l’idea della promozione della biodiversità si è fatta sempre più strada nella pratica forestale, tra il 1993-1995 e 2009-2013 il volume di legno morto è più che raddoppiato, da una media di 11 a 26 m3/ha. Il volume attualmente presente è addirittura uno dei più elevati valori medi a livello europeo, anche se in Svizzera le differenze regionali sono considerevoli. Sebbene nei boschi a sfruttamento più intensivo del Giura e dell’Altipiano, tra il 1993-1995 e il 2009-2013 vi sia stato un forte aumento della quantità di legno morto (rispettivamente del 127 e del 245 %), in queste regioni essa è ancora la metà rispetto a quella delle Alpi e delle Prealpi. Nei boschi a sfruttamento intensivo, la presenza di legno morto si concentra probabilmente perlopiù sulle aree toccate dall’uragano «Lothar», mentre su altre superfici è ancora praticamente assente. Nel Giura e sull’Altipiano, su molte superfici le quantità di 20 m3/ha a cui la Confederazione tende entro il 2030 non sono ancora state raggiunte e la distribuzione del legno morto è insoddisfacente.

    Percentuali di superficie boschiva che da oltre 50 anni sono prive di interventi forestali.

    © Fonte: Brändli et al. (2015)

    Il volume medio di legno morto nel bosco raggiunge il suo valore massimo nelle Prealpi occidentali.

    © Fonte: Brändli et al. (2015)

    Grazie alla promozione della biodiversità, si constata anche un aumento dei grandi alberi (DPU di almeno 80 cm, denominati «giganti»): 1,7 invece degli 1,1 alberi/ha del 1993-1995. Con il processo di invecchiamento e per influssi esterni, negli alberi si formano spesso parti marce, crepe, fessure e cavità, come pure incrostazioni di muschi e licheni. Quali alberi biotopo (o alberi habitat), questi grandi, vecchi alberi offrono uno spazio vitale ai più disparati organismi o servono loro da fonte di nutrimento. La differenza tra il numero attuale di giganti nei nostri boschi gestiti e la quantità presente in boschi naturali rimane comunque ancora grande. In faggete primitive dei Carpazi ucraini ci sono circa 30 volte più alberi di questo tipo.

    Alberi molto vecchi (denominati alberi biotopo), come questo castagno ticinese, presentano una grande quantità di fori, fessure, crepe e parti morte in cui vivono organismi specializzati.

    © Pierre Mollet

    Nella Val de Cafegns/Schleuin GR il bosco riconquista il suo territorio originale. Nel 1989 la radura si chiude progressivamente, portando a una perdita di bordi di bosco (a sinistra). Undici anni più tardi, sotto gli alberi cresciuti la casa non è quasi più visibile (a destra). La nuova avanzata del bosco concerne soprattutto valli alpine discoste.

    © ETH-Bibliothek, Sammlung Documenta Natura, Hans Kobi; Roger Huber

    Sulla via di un hotspot ecologico?

    La legge forestale del 1991 impone ai proprietari e ai forestali un utilizzo prossimo allo stato naturale. Grazie a questo tipo di gestione e alla protezione della superficie forestale, rispetto ad altri habitat il bosco gode di una buona qualità ecologica. A questa positiva evoluzione verso un coinvolgimento sempre maggiore della promozione della biodiversità nella prassi forestale, si contrappongono tuttavia alcuni cambiamenti che, da un punto di vista ecologico, non sono per niente incoraggianti.

    Poiché i tipi di bosco ricchi di luce sono ancora presenti soltanto su superfici residue, mentre il resto del bosco è perlopiù di età media e ricco di provvigione, specie che amano la luce e il calore trovano ancora soltanto pochi habitat idonei. Anche le fasi avanzate di sviluppo di un bosco, con molti alberi vecchi e grandi quantità di legno morto, soprattutto in pianura coprono soltanto una percentuale marginale della superficie. Malgrado il continuo aumento della quantità di legno morto, dal punto di vista della biodiversità la qualità e la distribuzione di quest’ultimo sono insoddisfacenti. Per questo motivo, un aumento del legno morto di grande diametro e in fase avanzata di decomposizione rappresenterebbe un vantaggio non soltanto nelle regioni che presentano un deficit. L’utilizzo di legname per la produzione di energia non prevede soltanto un prelievo del legname dei tronchi ma anche di quello della chioma e di alberi commercialmente di bassa qualità, ma preziosi da un punto di vista ecologico. Senza contromisure, un aumento di questo tipo di sfruttamento potrebbe quindi portare in futuro di nuovo a una diminuzione della quantità di legno morto.

    Anche le riserve forestali protette da uno sfruttamento convenzionale mediante contratti, che nel frattempo hanno già raggiunto circa il 6 % della superficie boschiva, non hanno ancora potuto cambiare alcunché alla carenza di fasi avanzate dello sviluppo forestale, ricche di legno morto e di luce. Queste riserve sono inoltre distribuite in maniera irregolare sul territorio nazionale.

    Anche l’aumento della superficie forestale non comporta soltanto aspetti positivi. Con l’avanzata del bosco in habitat ecologicamente preziosi, come i prati magri, e la fusione di superfici boschive e la conseguente perdita di bordi di bosco, dal punto di vista globale della biodiversità è in corso un processo indesiderato. Anche molti bordi di bosco ancora esistenti presentano inoltre una qualità ecologica insufficiente: soprattutto sull’Altipiano, nel Giura e nelle Prealpi, nell’84 % di essi manca una fascia arbustiva sufficientemente larga e strutturata, accompagnata sul lato esterno da una cintura erbosa.

    Il bosco è sempre più apprezzato anche quale zona di svago. Soprattutto nelle vicinanze di grandi agglomerazioni, la massa di visitatori e la varietà delle attività nel bosco continuano ad aumentare, prolungandosi sempre più anche nelle ore notturne. Già disturbi relativamente insignificanti durante il giorno possono tuttavia ridurre la densità e la diversità degli uccelli nidificanti. Per finire, anche le tendenze dello sfruttamento forestale verso macchinari per la raccolta del legname sempre più grandi, come pure l’esecuzione di lavori forestali durante tutto l’anno, quindi anche in periodo di nidificazione, compromettono il bosco quale spazio vitale. In questo ambito, dal 1993-1996 anche la lunghezza totale delle strade forestali percorribili con camion è notevolmente aumentata: 969 km di strade sono stati costruiti o ampliati.

    Sfide future

    Secondo gli obiettivi ecologici della Confederazione, entro il 2030 oltre alla quantità di legno morto (>20 m3/ha), di alberi biotopo e di isole con soprassuolo vecchio, dovrebbero aumentare anche le riserve forestali, raggiungendo a livello svizzero il 10 % della superficie boschiva. Con le «Riserve forestali naturali» si intende garantire uno sviluppo naturale del bosco senza interventi fino alla fase di declino, mentre con le «Riserve forestali con funzioni particolari» si intende promuovere habitat preziosi come i boschi radi. Anche i bordi del bosco idonei vanno rivalorizzati. Per la tutela degli organismi che dipendono dal bosco sarà determinante l’attuazione coerente delle misure necessarie a raggiungere questi obiettivi.

    Percentuale della superficie di riserve forestali naturali e con funzioni particolari rispetto alla superficie boschiva totale, in cinque regioni. Nelle riserve forestali naturali il bosco è più fitto e più ricco di legno morto e di giganti (grossi alberi con un diametro a petto d’uomo di almeno 80 cm) rispetto al resto del bosco. Nelle riserve forestali con funzioni particolari, interventi forestali mirati a favore di determinati habitat e specie assicurano un’elevata biodiversità.

    © Fonte: Rigling & Schaffer (2015c)

    Il bosco non deve tuttavia soddisfare molteplici esigenze soltanto in qualità di habitat, bensì anche nella sua funzione di protezione, produzione e luogo di svago. Quale sistema con tempi di sviluppo che durano secoli – nell’odierno bosco da reddito 80-120 anni, nelle faggete fino a 350 anni – in un contesto sociale ed economico in evoluzione, con le sue molteplici, nuove esigenze a volte contrastanti, il bosco viene tuttavia messo sempre più sotto pressione. Le conseguenze del riscaldamento climatico, che a lungo termine modificherà la composizione delle specie di alberi, e fattori sempre più rilevanti ad esso connessi come incendi, tempeste, grandinate e siccità, aumenteranno ulteriormente la pressione esercitata sul bosco e sulle sue funzioni. A esse si aggiunge il pericolo derivante da organismi nocivi introdotti con il commercio globale (ad es. il Tarlo asiatico del fusto o l’organismo patogeno responsabile del deperimento del Frassino). Oltre che verso specie idonee di alberi indigeni, lo sguardo viene rivolto sempre più spesso anche verso specie non indigene, come la Douglasia o la Quercia rossa. Dal punto di vista della biodiversità, queste specie non indigene non vanno tuttavia approvate.

    L’economia forestale si trova quindi globalmente a dover affrontare grandi sfide. In futuro, riuscire a soppesare bene le diverse esigenze, definire le funzioni prioritarie e sfruttare le sinergie delle varie funzioni sarà determinante per scegliere il cammino da intraprendere. La promozione mirata e la tutela di preziosi habitat boschivi, intraprese negli ultimi anni, devono quindi continuare. Misure mirate di gestione, informazione e convincimento dovranno permettere anche in futuro di conciliare le attività ricreative nel bosco con altre funzioni

    Testo: Karin Feller

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