Starna: scomparsa un’altra specie delle zone agricole

    Il 2019 entrerà probabilmente negli annali dell’ornitologia svizzera come l’anno della scomparsa della Starna. Mentre nel 2018 nel Canton Ginevra erano ancora state osservate due coppie, nel 2019 non ci sono più state nemmeno osservazioni di uccelli selvatici. Ciò segna un triste primato negativo per questo uccello un tempo comune nelle zone agricole ed è molto improbabile che la specie ricompaia.

    L’Indice degli effettivi nidificanti per la Starna dal 1990: la curva con picchi a metà degli anni 2000 e all’inizio degli anni 2010 rispecchia bene i rilasci effettuati nel Klettgau e nella Champagne genevoise.
    L’Indice degli effettivi nidificanti per la Starna dal 1990: la curva con picchi a metà degli anni 2000 e all’inizio degli anni 2010 rispecchia bene i rilasci effettuati nel Klettgau e nella Champagne genevoise.
    Foto © archivio della Stazione ornitologica
    Pispola
    Pispola
    Foto © Marcel Burkhardt
    Pispola e Ballerina bianca: sviluppi negativi più o meno evidenti per due specie che trovano il loro sostentamento nelle zone agricole.
    Pispola e Ballerina bianca: sviluppi negativi più o meno evidenti per due specie che trovano il loro sostentamento nelle zone agricole.
    Foto © archivio della Stazione ornitologica
    Ballerina bianca
    Ballerina bianca
    Foto © Marcel Burkhardt
    Nel 2019 gli effettivi di molte specie boschive (verde) hanno potuto riprendersi dalla battuta d’arresto dell’anno precedente, causata dall’inverno ricco di neve e relativamente freddo 2017/18. Le specie alpine (grigio) hanno invece continuato a diminuire come già nel 2018, anche a causa dello scioglimento tardivo delle nevi. Nel 2019 gli effettivi delle specie delle zone umide (blu) erano nella media.
    Nel 2019 gli effettivi di molte specie boschive (verde) hanno potuto riprendersi dalla battuta d’arresto dell’anno precedente, causata dall’inverno ricco di neve e relativamente freddo 2017/18. Le specie alpine (grigio) hanno invece continuato a diminuire come già nel 2018, anche a causa dello scioglimento tardivo delle nevi. Nel 2019 gli effettivi delle specie delle zone umide (blu) erano nella media.
    Foto © archivio della Stazione ornitologica

    Ancora a metà del 20° secolo, nelle aree agricole svizzere gli effettivi di Starna erano stimati a circa 10 000 individui. Che dimensioni avrà avuto la popolazione in tempi ancora più lontani, ad esempio attorno al 1900, quando nei Grigioni si trovavano coppie nidificanti fino a 1300 m di altitudine? Nella seconda metà del 20° secolo gli effettivi sono crollati rapidamente. Nel 1991 l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha incaricato la Stazione ornitologica di condurre un progetto di conservazione per la Starna. Per prima cosa andava ripristinato l’habitat idoneo. In stretta collaborazione con agricoltori e autorità, ciò è stato attuato nel Klettgau SH e nella Champagne genevoise. Con maggesi fioriti, siepi basse e prati estensivi le superfici sono state rivitalizzate dal punto di vista ecologico e dal 1998 nel Klettgau sono state reintrodotte le prime starne raggiungendo, dal 2002 al 2004, una popolazione di 15-20 coppie. Dopo un crollo degli effettivi, dovuto soprattutto a condizioni meteorologiche avverse, dal 2008 nel Klettgau non sono più stati effettuati rilasci e le ultime osservazioni risalgono al 2016.

    Scompare una specie simbolo

    Modellizzazioni avevano mostrato che questa specie poco longeva deve essere supportata con rilasci di un maggior numero di individui. Per questo, da 2008 al 2012 nella Champagne genevoise sono state introdotte ogni anno in media 500 starne. Logicamente, gli effettivi nidificanti sono aumentati fino a 60 coppie nel 2012, ma in seguito la specie non è riuscita a mantenersi autonomamente. Si suppone che le ragioni di questo fallimento fossero le dimensioni ridotte delle aree del progetto («solo» diversi chilometri quadrati) e l’elevata densità di predatori. Quale specie non molto longeva, la Starna necessita di habitat idonei in un bacino di popolazione molto più esteso del perimetro compreso nelle aree del progetto. Perlomeno, altre specie come l’Allodola, la Sterpazzola e lo Strillozzo hanno beneficiato notevolmente di queste rivitalizzazioni.

    In cattiva compagnia

    Con la sua scomparsa, la Starna va ad associarsi a una serie di specie delle zone agricole che in Svizzera non riescono più a sopravvivere. Averla cenerina, Cappellaccia, Averla maggiore, Averla capirossa, Ortolano e ora appunto la Starna sono dolorosi testimoni dell’impoverimento delle campagne e dell’offerta alimentare. Se vogliamo mantenere in Svizzera altre specie delle zone agricole come Strillozzo, Stiaccino, Pavoncella & Co, la nostra società deve moltiplicare i suoi sforzi. Uno sguardo oltre il confine fa temere il peggio per la Starna: in Germania, dal 1992 al 2016 la sua popolazione è diminuita del 90 % e anche a livello europeo gli effettivi hanno subito un crollo.

    Situazione degli uccelli nidificanti nel 2019
    Nel complesso, il 2019 è stato il quinto anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. In pianura l’inverno è stato nella media, in Ticino è stato troppo caldo. Le regioni di montagna oltre i 1000 m hanno registrato il gennaio più freddo da oltre 30 anni. Nelle Alpi orientali, in particolare, è caduta molta neve. In aprile si sono verificate di nuovo nevicate da record. Un maggio insolitamente fresco ha mantenuto la copertura nevosa alpina a livelli da pieno inverno. Dopo il 2018, nel 2019 lo scioglimento tardivo delle nevi nelle Alpi ha portato a una nuova diminuzione di molte specie di uccelli alpini.
    Maggio è stato eccezionalmente umido e freddo anche in pianura e nel Giura, il che per molti collaboratori e collaboratrici volontari ha reso i mappaggi una sfida dal punto di vista logistico, oltre al loro lavoro regolare. L’estate è entrata negli annali quale terza estate più calda; ciò significa che, in particolare a causa del maggio freddo e umido, molti uccelli nidificanti hanno dovuto affrontare condizioni difficili per l’allevamento dei piccoli. I nidificanti tardivi hanno invece potuto approfittare, come già nel 2018, di tempo caldo e secco.