Nuova opportunità al tavolo delle trattative

    La popolazione ha respinto la nuova Legge sulla caccia. Per l’ulteriore sviluppo del diritto della caccia è necessario un ampio processo per la ricerca di soluzioni.

    Fagiano di monte
    Fagiano di monte
    Foto © Levi Fitze

    Alla fine di settembre, la popolazione svizzera ha respinto la revisione della Legge sulla caccia. Alla Stazione ornitologica fa piacere che i previsti peggioramenti non entrino in vigore. Grande preoccupazione aveva destato, in particolare, la proposta del Consiglio federale di trasferire più competenze ai Cantoni per quanto riguarda la gestione di specie protette. Per il momento resta quindi in vigore la regolamentazione fissata nella Legge sulla caccia del 1986, che aveva dato buona prova di sé, che conferisce alla Confederazione il compito di fissare le misure di protezione per i mammiferi e gli uccelli selvatici, mentre i Cantoni regolano l’attività venatoria.

    Con la proposta di legge sono state respinte anche innovazioni positive per la natura, elaborate e proposte per risolvere problemi di indubbia attualità. Come è stato evidenziato già subito dopo la votazione sia dai contrari che dai favorevoli, la necessità di una revisione non è quindi scomparsa semplicemente con il rifiuto della Legge. Purtroppo, facendo qualche passo indietro, si può vedere un mucchio di vetri rotti e due campi che, dopo un’intensa campagna di votazione, si trovano molto distanti uno dall’altro; perché la prossima proposta trovi un vasto consenso, devono quindi trovare il modo di riavvicinarsi.

    Una riflessione sull’indiscusso obiettivo della Legge sulla caccia può forse aiutare: la legge si prefigge di conservare la diversità delle specie e gli spazi vitali di mammiferi e uccelli indigeni e migratori viventi allo stato selvatico, proteggere le specie animali minacciate, ridurre a un limite sopportabile i danni a foreste e colture causati dalla fauna selvatica e garantire un’adeguata gestione venatoria della selvaggina. Stabilisce inoltre i principi di base secondo i quali i Cantoni devono regolamentare la caccia. Se i vari gruppi d’interesse affronteranno insieme questa sfida, con lo sguardo rivolto a questo articolo, sarà possibile trovare una soluzione.

    Nella sua presa di posizione sulla proposta di Legge, già nel 2016 la Stazione ornitologica aveva invitato il Consiglio federale a lanciare un processo partecipativo con le parti interessate, per trovare un testo condiviso. La Stazione ornitologica ritiene che ciò sia di competenza dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM: quale autorità responsabile, dovrebbe sviluppare ulteriormente l’attuale Legge sulla caccia, risalente al 1986, in un quadro caratterizzato da apertura, trasparenza e fiducia.

    La Stazione ornitologica è a disposizione per supportare un processo partecipativo di ricerca di soluzioni, che rappresenterebbe un’opportunità per affrontare in maniera prudente e strutturata gli errori nella protezione delle specie e degli habitat. Ciò era stato possibile negli anni 1980 in vista dell’attuale Legge sulla caccia. Perché non dovrebbe essere possibile anche ora?