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Nel Paese delle opportunità di svago illimitate?

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Un singolo sportivo può spaventare centinaia di uccelli acquatici (nella foto soprattutto Fistioni turchi). Anche qui è necessario un maggiore sforzo di sensibilizzazione. © Stephan Trösch

Molti habitat degli uccelli vengono utilizzati anche da persone in cerca di svago e da sportivi dilettanti. Ciò provoca disturbi a vari livelli e in alcune specie può portare a una riduzione degli effettivi. In un Paese densamente popolato come la Svizzera, con molte persone in cerca di svago nella natura, le specie sensibili ai disturbi sono particolarmente minacciate.

I disturbi sono eventi che portano a improvvisi cambiamenti nel comportamento e/o nel metabolismo degli uccelli. Sul campo, se disturbati, di regola mostrano comportamenti come reazioni di fuga, richiami d’allarme, osservazione attenta per verificare la presenza di un pericolo o manovre diversive nei siti di nidificazione. Individuare un disturbo non è tuttavia sempre semplice. Anche uccelli che, se infastiditi, rimangono immobili, possono essere perturbati: è stato ad esempio dimostrato che, in situazioni simili, i Galliformi rilasciano ormoni dello stress e presentano un ritmo cardiaco alterato, senza tuttavia mostrare nessuno dei comportamenti appariscenti elencati sopra.

Gli effetti dei disturbi sono spesso rilevabili solo con difficoltà. Perlopiù sono necessari metodi estremamente elaborati, poiché lo stesso individuo può mostrare reazioni diverse a seconda della sua costituzione corporea, delle condizioni ambientali, nonché dell’entità e della durata di un disturbo. Gli effetti sono inoltre perlopiù causati da una combinazione di diversi fattori (ad esempio disturbi combinati ad alterazioni dell’habitat), così che spesso è difficile dedurre quale influsso abbiano avuto i disturbi di per se. In definitiva i disturbi possono tuttavia cacciare uccelli da determinate zone o ridurre la durata di vita o il tasso di riproduzione di un individuo, portando così, a lungo termine, al declino di una popolazione. Si ritiene che i disturbi, insieme alla perdita dell’habitat, siano oggi la causa principale del declino di alcune specie.

I disturbi causati dall’uomo possono portare al declino di una popolazione di uccelli. L’impatto delle attività umane dipende dall’entità del disturbo (rosso), dalle caratteristiche dell’individuo (blu) e dalle condizioni ambientali (verde).

Quando un disturbo è particolarmente problematico?

Durante la fase di insediamento per la nidificazione, per molte specie quindi in primavera, gli uccelli sono particolarmente sensibili ai disturbi poiché verificano se un’area è idonea alla loro nidiata. I disturbi hanno tuttavia effetti particolarmente pronunciati anche durante il periodo riproduttivo vero e proprio, poiché possono influenzare sia la generazione attuale, sia quella futura. Quanto ci piace guardare una bella foto di Aquila reale? Spesso una foto così può tuttavia riuscire solo nelle vicinanze del nido, portando a volte a conseguenze fatali per i piccoli e a perdite di covate. Il problema tocca anche specie meno spettacolari e perfino uccelli antrofili: lievi disturbi da parte dell’uomo, come cani al guinzaglio, possono già causare una riduzione della densità degli effettivi e persino della biodiversità, gravi disturbi possono portare persino a interruzioni della nidificazione. Poiché gli ormoni dello stress vengono depositati nell’uovo durante la deposizione e hanno un influsso sulle caratteristiche dei piccoli, uno stress moderato e a breve termine può influenzare negativamente anche la qualità della prole.

Le specie, i cui habitat si trovano al centro di attività all’aperto, sono particolarmente sensibili ai disturbi. Il Piro piro piccolo e il Corriere piccolo, che nidificano sui pochi banchi di ghiaia residui dei nostri fiumi, vengono considerevolmente disturbati da canoe e bagnanti, il che li porta regolarmente ad abbandonare le covate. Anche l’arrampicata può portare a conflitti con specie che nidificano sulle rocce come il Falco pellegrino, il Gufo reale e l’Aquila reale. E chi penserebbe che persino le vie di arrampicata sul ghiaccio, in pieno inverno, possono pregiudicare la nidificazione del Gipeto?

Per i Tetraonidi non è tuttavia solo il periodo riproduttivo ad essere una fase delicata: in inverno sono infatti confrontati a una ristrettezza energetica. L’habitat potenzialmente disponibile viene inoltre considerevolmente ridotto dalle varie attività del tempo libero. Negli habitat di svernamento del Fagiano di monte, del Gallo cedrone e della Pernice bianca vengono praticati soprattutto gli sport invernali fuori pista (sci escursionismo, ciaspolate e freeride). Per il Fagiano di monte e il Gallo cedrone, i disturbi portano a un aumento del dispendio energetico e del rilascio di ormoni dello stress. Ma anche il turismo di massa sulle piste da sci può avere effetti negativi: all’interno dei comprensori sciistici il numero di fagiani di monte in parata è inferiore che al loro esterno. In Vallese, soltanto poco meno di un quarto dell’areale di svernamento del Fagiano di monte non è compromesso dagli sport invernali.

I pannelli lungo le piste forniscono informazioni sul significato e lo scopo delle zone di tranquillità per i fagiani di monte. Non ancora tutti gli sportivi si dimostrano comprensivi.

© Raphaël Arlettaz

Attività all’aperto – sempre e ovunque

Le attività del tempo libero nel verde sono popolari e il numero di sport all’aria aperta continuerà ad aumentare anche in futuro. Gli sportivi dilettanti penetrano così sempre più profondamente negli habitat discosti di molte specie di uccelli. Un esempio di nuova attività ricreativa di questo tipo è il Geocatching, una specie di caccia al tesoro. Poiché, spesso, le «chaches» vengono cercate per ore in aree altrimenti tranquille, soprattutto in zone con rocce su cui nidificano specie sensibili questo sport può portare notevoli disturbi. Un’altra nuova tendenza è lo «stand-up paddling», durante il quale gli sportivi si spostano sull’acqua remando in piedi su una specie di tavola da surf. Solitamente per ignoranza, questi ultimi spesso non si attengono alle distanze prescritte per le aree protette, causando la fuga di uccelli acquatici, senza di regola nemmeno accorgersene. Se i giovani uccelli acquatici (come Anatre, Svasso maggiore) vengono separati dai loro genitori, hanno poche possibilità di sopravvivere.

E chi avrebbe pensato, soltanto cinque anni fa, che i droni sarebbero stati usati per puro piacere e che sarebbero diventati onnipresenti nella vita civile di tutti i giorni? In zone con grandi aggregazioni di uccelli e pareti rocciose con uccelli nidificanti sensibili, sono oggi un disturbo che non va tollerato. Per motivi di protezione della natura, in alcune riserve per gli uccelli acquatici e migratori, come pure in alcune bandite di caccia federali esistono già zone in cui il volo è vietato.

Oltre a queste e altre attività del tempo libero, anche le grandi manifestazioni possono portare notevoli disturbi. Fuochi d’artificio, spettacoli di luci e concerti non lontani da aree sensibili possono avere gravi conseguenze, ad esempio sul successo riproduttivo di alcune specie di uccelli, ma anche sulla qualità dell’habitat.

Soluzioni e rimedi

Per evitare gli attuali disturbi causati dalle attività ricreative e le loro conseguenze negative, è necessario separare, spazialmente o temporalmente, le esigenze degli uccelli da quelle delle persone in cerca di svago. Ciò si può ottenere tramite divieti di transito o la creazione di aree protette tranquille. L’efficacia di tali zone di protezione è tuttavia garantita solo se sono ben segnalate. Anche in zone non protette il potenziale di rischio può essere drasticamente ridotto tramite raccomandazioni. Con la campagna «Chi rispetta protegge», molte zone sono state protette dai disturbi per tutelare la fauna selvatica. Questa iniziativa dovrebbe assolutamente continuare ed essere estesa anche all’estate. Secondo il principio di precauzione, per i nostri uccelli dovrebbero essere create zone rifugio, siano esse temporali e/o spaziali. Solo se i vari gruppi di utenti accetteranno le zone e gli orari di tranquillità e rispetteranno i divieti di transito su strade, piste e sentieri, sarà possibile, in un Paese così densamente popolato, proteggere a lungo termine le specie sensibili ai disturbi.

Testo: Stefan Werner & Susanne Jenni-Eiermann


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