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Il ruolo essenziale per legno morto e vecchio

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Soprattutto nei boschi di montagna, la presenza di legno morto a terra è molto importante anche per il ringiovanimento del bosco: su questo tronco marcescente di Abete rosso, sul quale, in primavera, la neve si scioglie più rapidamente che sul suolo circostante, crescono giovani alberi della stessa specie. © Pierre Mollet

Legno morto e soprassuolo vecchio sono risorse cruciali per molti gruppi di specie. In boschi economicamente marginali entrambi sono diventati più frequenti. Le tendenze degli effettivi di specie che dipendono da queste risorse sono quindi positive. Soprattutto nei boschi di pianura vi è tuttavia una carenza di legno morto, come pure di riserve forestali naturali.

Con il termine legno morto vengono raggruppate molte forme differenti di materiali morti di alberi: alberi o parti di albero in piedi e a terra, singoli rami morti e altri punti morti su alberi vecchi ancora vivi, come pure ceppaie sradicate o ceppi d’albero. Il legno morto si forma soprattutto in seguito a invecchiamento, alberi abbattuti dal vento, fuoco, infestazioni da funghi o insetti. Nella maggior parte dei boschi, i processi di invecchiamento sono le forze motrici: i boschi maturi sono quindi molto più ricchi di legno morto di quelli giovani. Sono inoltre particolarmente preziosi anche singoli vecchi alberi con tronchi e rami spessi, come pure grandi chiome.

Il processo di decomposizione del legno morto avviene soprattutto tramite funghi e insetti: la corteccia di un albero morto cade e il legno duro si ammorbidisce gradualmente fino a diventare humus. La velocità con cui avviene questo processo dipende dalla specie di albero, dall’umidità dell’aria, dall’esposizione al vento e al sole, dalla temperatura estiva e dal contatto, rispettivamente, con la vegetazione al suolo e con il terreno umido del bosco.

Un habitat per innumerevoli organismi specializzati

Nella sua varietà di forme, che nel corso del processo di decomposizione cambia inoltre continuamente, il legno morto offre una quantità enorme di nicchie diverse, alle quali si è adattato un numero altrettanto grande di organismi specializzati. Circa un quarto delle specie che da noi vivono nei boschi necessita di questo materiale, tra di esse troviamo oltre 1700 coleotteri e oltre 2700 macromiceti.

Se non sono coinvolti eventi incisivi come incendi o tempeste, il legno morto si forma solo lentamente, lo sviluppo di grandi quantità richiede di conseguenza molto tempo. In boschi a utilizzo forestale, dove il legname viene regolarmente rimosso, la quantità di legno morto, pochi m3/ha, è quindi molto inferiore rispetto a boschi non gestiti, dove la quantità di questo materiale può raggiungere circa 200 m3/ha e costituire quasi la metà della quantità totale di legname di un bosco. Siccome, in Europa, dopo secoli di uso più o meno intensivo dei boschi, i boschi non sfruttati sono praticamente inesistenti, moltissimi organismi che vivono nel legno morto, soprattutto insetti, sono diventati rari e sono considerati minacciati.

Importante anche per numerose specie di uccelli

Il legno morto è di grande importanza anche per parecchie specie di uccelli. Tronchi morti e rami morti di una certa dimensione facilitano o consentono la costruzione di cavità di nidificazione a specie che si riproducono in queste strutture (picchi, Cincia dal ciuffo e Cincia alpestre o Cincia dei salici). Cavità naturali o fessure e spazi vuoti sotto parti sporgenti di corteccia morta rappresentano buone possibilità di nidificazione per specie come il Rampichino alpestre. Nel legno che sta morendo, o è già morto, vivono molti artropodi e le loro larve, di cui varie specie di Picchio si nutrono. Il Picchio nero, ad esempio, si ciba volentieri di formiche del genere Camponotus, i cui nidi si trovano vicino al suolo, in abeti rossi dal tronco marcio. Il Picchio tridattilo è specializzato nella cattura di coleotteri Scolitidi e Cerambici. A causa del suo cibo preferito, rappresentato da larve di insetti del legno morto, il Picchio dalmatino, in particolare, ha esigenze molto elevate per quanto riguarda la quantità di questo materiale: nei Grigioni settentrionali, due habitat tipici di questa specie contenevano legno morto in quantità, rispettivamente, di 107 e 163 m3/ha.

Variazione della distribuzione, dal 1993-1996, di otto specie diffuse per le quali legno morto e soprassuolo vecchio sono di grande importanza (Picchio verde, Picchio nero, Picchio rosso maggiore, Picchio rosso mezzano, Picchio rosso minore, Cincia dal ciuffo, Cincia alpestre o Cincia dei salici, Rampichino alpestre). La carta è stata creata combinando le carte della variazione delle otto specie.

Tra il 1993-1995 e il 2009-2013, nei boschi della Svizzera il volume di legno morto è più che raddoppiato, da 11 a una media di 26 m3/ha. Questo spiega probabilmente, almeno in parte, gli aumenti degli effettivi di diverse specie di uccelli che dipendono da questo materiale. Nei boschi di pianura facilmente accessibili dell’Altipiano e del Giura, la quantità media di legno morto è tuttavia ancora oggi ben al di sotto dei 20 m3/ha. In queste regioni, miglioramenti come l’istituzione di riserve forestali naturali, dove gli interventi siano ridotti al minimo e l’obiettivo sia lo sviluppo naturale del bosco, sono quindi ancora più urgenti.

La presenza di specie con particolari esigenze dipende da boschi ricchi di legno morto e soprassuolo vecchio, che tuttavia mancano in molte regioni, in particolare nelle aree facilmente accessibili dell’Altipiano e del Giura.

© Gilberto Pasinelli

La promozione di legno morto e soprassuolo vecchio è urgente

La mancanza di popolamenti maturi, e quindi di legno morto e soprassuolo vecchio, è uno dei maggiori deficit ecologici dei boschi gestiti. Anche la promozione di legno morto e soprassuolo vecchio è quindi uno degli obiettivi importanti della Confederazione, in particolare sull’Altipiano e nel Giura. In questo ambito, il ruolo principale viene svolto dalle riserve forestali naturali, che dovrebbero diventare aree importanti per specie che dipendono dal legno morto. A causa della scarsa mobilità di molti organismi che vivono in questo materiale, nelle riserve forestali naturali, spesso molto distanti una dall’altra, le loro popolazioni non sarebbero tuttavia praticamente interconnesse. Pertanto, legno morto e soprassuolo vecchio dovrebbero essere favoriti anche nei boschi gestiti, situati tra le riserve forestali naturali, e ciò mediante la conservazione di isole di legno morto e singoli alberi-biotopo, lasciati sul posto fino alla loro decomposizione.

I valori auspicati di 25 m3/ha, fissati per Prealpi e Alpi, e di 20 m3/ha per Altipiano, Giura e Alpi meridionali dovrebbero favorire gli effettivi della maggior parte degli uccelli dipendenti da soprassuolo vecchio e legno morto. Per il Picchio tridattilo, ad esempio, è stata determinata una soglia di un minimo di 15 m3/ha su almeno 100 ha. Nella maggior parte dei boschi delle Prealpi e delle Alpi oggi questo valore è già raggiunto. Come per la maggior parte delle altre specie di uccelli dipendenti da legno morto e soprassuolo vecchio, per gli ultimi 15 anni circa l’Indice degli effettivi di Picchio tridattilo indica di fatto una crescita delle popolazioni. Solo per il Picchio dalmatino questi valori non saranno probabilmente sufficienti: a lungo termine, questa specie potrà probabilmente continuare a espandersi solo se ulteriori grandi superfici boschive a basse quote saranno sottratte alla gestione per lunghi periodi di tempo, così che possano accumularsi grandi quantità di legno morto e soprassuolo vecchio, oppure se, nei boschi gestiti, alberi vecchi e morti verranno lasciati sul posto con una frequenza decisamente maggiore. Da queste misure trarrebbero beneficio anche numerosi altri specialisti del legno morto.

Testo: Pierre Mollet & Gilberto Pasinelli


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