©
© Markus Varesvuo
Francolino di monte
News - Contesto

Avinews dicembre 2025

Dicembre 2025

Negli ultimi anni e decenni diverse specie di uccelli hanno mostrato un notevole aumento degli effettivi. Specialmente per le specie più grandi e visibili come la Cicogna bianca, l’Airone cenerino, il Cormorano, il Nibbio reale e il Gabbiano reale, ciò è evidente anche per persone poco attive dal punto di vista ornitologico o per i media.

Questi aumenti sono incoraggianti, poiché sono dovuti principalmente al fatto che non degradiamo più gli uccelli a semplici concorrenti alimentari (o addirittura a «parassiti»), che abbiamo riconosciuto il loro ruolo in natura e, di conseguenza, non li cacciamo più in modo massiccio. Le tendenze positive mostrano ciò che noi esseri umani possiamo ottenere cambiando il nostro atteggiamento e il nostro comportamento nei confronti della natura. Sempre più spesso, però, questo atteggiamento al passo con i tempi viene messo in discussione. Gli uccelli più grandi, in particolare, sono sempre più visti da diverse parti come una minaccia per altri animali o percepiti come un fastidio. E non sono solo politici a caccia di voti, guidati dal populismo, a richiedere una regolazione perché ce ne sono «troppi», che si tratti di cicogne, cornacchie o un’altra specie di uccelli. E in caso di grandi assembramenti i media si chiedono quasi istintivamente: «Così tanti uccelli sono un problema?»

Anche se con alcune specie di uccelli ci sono conflitti che richiedono soluzioni, questa reazione rivela molto di più su noi esseri umani di quanto non evidenzi un possibile problema: vogliamo avere il controllo in ogni momento e, se necessario, intervenire per regolare la situazione. Dovremmo tornare ad acquisire maggiore familiarità con la natura: nessuna popolazione continuerà a crescere all’infinito anche se noi esseri umani non interveniamo. Se risorse come il cibo o i siti di nidificazione scarseggiano, anche la popolazione non aumenterà più.

È quindi ancora più preoccupante se non si tenta nemmeno più di capire gli uccelli e il loro comportamento, cercando un modo per convivere. La diffusa – e spesso falsa – sensazione di minaccia per altri animali o di disturbo nei confronti dell’uomo è sufficiente per richiedere una regolazione tramite abbattimenti. Per trovare vere soluzioni è tuttavia necessario essere tolleranti e riconoscere i fatti. Se ci interroghiamo seriamente su ciò che sta dietro alle nostre emozioni negative, diventa subito chiaro che il fucile può essere appeso al chiodo.

Avinews Dicembre 2025

Contesto
Qual è lo stato delle popolazioni animali e come cambiano? La biologia delle popolazioni fornisce risposte a queste domande ed è di grande importanza per il monitoraggio della biodiversità, la biologia della...
Contesto
Con l’aumento dell’illuminazione artificiale in Svizzera, il Barbagianni si muove in un ambiente in continua evoluzione. La Stazione ornitologica, in collaborazione con l’Università di Losanna, si è interess...
Contesto
Se fino a qualche tempo fa sembrava destinata a scomparire, grazie a un importante impegno locale e al sostegno della Stazione ornitologica la selva castanile di Saint-Gingolph sta ora gradualmente recuperan...
Contesto
A livello di opinione pubblica viene discusso in maniera controversa se le radiazioni elettromagnetiche siano dannose o meno per gli uccelli. Uno sguardo alla letteratura mostra che la risposta alla question...
Contesto
Per 25 anni Peter Knaus ha contribuito a plasmare la Stazione ornitologica, scrivendo in questo periodo diverse opere ornitologiche di riferimento e, più recentemente, collaborando anche alla direzione dell’...