Per 42 delle 205 specie (20 %) la classificazione è cambiata rispetto al 2010. 25 specie sono state inserite in una categoria più elevata (ciò significa che il loro status è peggiorato). Per 20 di queste 25 specie il cambio di categoria è dovuto a un declino della popolazione; ciò è particolarmente evidente nel caso della Quaglia, che nel 2010 era ancora classificata come non minacciata. Anche nella Tortora selvatica il declino è così forte che, rispetto al 2010, ha dovuto essere inserita persino due categorie più in alto. Picchio cenerino, Averla piccola, Allodola, Canapino maggiore, Rondine, Beccafico, Pigliamosche e Strillozzo mostravano un calo già nel 2010. Particolarmente preoccupante è lo sviluppo negativo tuttora in corso degli effettivi di Allodola, specie un tempo onnipresente. La maggior parte di queste specie abita terreni coltivati ben strutturati e soffre, tra l’altro, dello sfruttamento agricolo sempre più intensivo. Questa intensificazione sta toccando sempre più anche le aree di media e alta quota; per questo, i prati magri diventano più rari e il primo sfalcio avviene sempre più precocemente.
Anche alcuni uccelli boschivi hanno problemi, come illustrano cinque specie con una classificazione più elevata dal 2010: Civetta capogrosso, Astore, Picchio cenerino, Beccafico e Venturone alpino. Per queste specie svolgono un ruolo importante, tra le altre cose, l’abbattimento di alberi con cavità e popolamenti di vecchi alberi, i lavori forestali sempre più frequenti nel periodo riproduttivo, la diminuzione dei boschi radi o pascolati, come pure l’eutrofizzazione dei suoli boschivi. Tra gli abitanti delle zone umide, desta particolare preoccupazione il declino dello Svasso maggiore. Nel caso degli habitat alpini, è particolarmente allarmante il calo degli effettivi di Fringuello alpino, poiché la Svizzera ospita ca. il 15 % della popolazione europea!